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Poldo 7, la fattoria.
Poldo aveva finalmente realizzato i progetti a lungo accarezzati, mettendo su una moderna fattoria, dove venivano coltivate, con le più avanzate tecniche di agricoltura biologica, frutta e verdure di ottima qualità, che avevano reso celebre, in breve tempo, il nome di Poldo, l’agricoltore. Quel lembo di Australia del Sud, con il giusto clima ed il suo bel sole che riscaldava sapientemente la terra, era veramente il posto ideale per tali iniziative; Poldo all’inizio venne aiutato da due soli vecchi amici, il koala Nicodemo ed il drago barbuto del deserto Lino, provenienti entrambi dal territorio d’origine; si rese però conto, in breve tempo, che tre animali, per quanto volenterosi ed efficienti, non erano sufficienti alla realizzazione di tutti i progetti che si affacciavano nella sua mente. Allora chiamò Strillozzo (l’uccello lira che in passato lo aveva aiutato a trovare la prima grotta dove abitare), mandandolo in giro per i territori adiacenti, con l’incarico di trovare il maggior numero di animali disposti a trasferirsi nella fattoria, per dargli concretamente una zampa nei tanti lavori incombenti. Strillozzo prese il suo lavoro sul serio (era, come ricorderete, un abile comunicatore) ed in breve tempo convinse Bernardo (un woylie, piccolo marsupiale dalla coda a spazzola), Salomone (un vombato dal naso peloso) e Astolfo ( un wallaby delle rocce), a raggiungere Poldo, per dare vita ad una squadra animale volenterosa ed efficiente, completata infine anche dall’opossum Joe, il ciarliero compagno di viaggio che Poldo aveva conosciuto durante quel meraviglioso viaggio in treno. Un viaggio che appunto lo aveva infine condotto lì, nella neonata fattoria che da quel momento, prese il nome di “Fattoria dell’Arcobaleno”.
Ma le gesta e l’ottima produzione ortofrutticola del giovane canguro e dei suoi amici, non passarono inosservate, e ben presto crebbe, sul mercato, la richiesta dei prodotti naturali e biologici della “Fattoria dell’Arcobaleno” e naturalmente crebbe anche la fama dell’imprenditore agricolo venuto da lontano. Vennero addirittura ad intervistarlo giornalisti provenienti dalle grandi città, da Sidney, da Canberra e da Brisbane, ed il suo esempio, e quello dei suoi amici dell’Arcobaleno, divennero la fonte ispiratrice per altre iniziative analoghe, e spuntarono, quasi ovunque, tante fattorie che avevano nell’amicizia, nel lavoro e nell’aiuto reciproco, il motore ed il collante essenziali per la buona riuscita dei progetti simili. Addirittura, un giorno a settimana, il giovedì, Poldo, aiutato da Nicodemo e Astolfo, teneva, nella fattoria, delle lezioni di tecnica della coltivazione, nelle quali venivano spiegate, naturalmente in maniera gratuita, tutte le fasi necessarie ed i procedimenti necessari per ottenere dei prodotti sani e buoni, dei prodotti che non temevano confronti in tutta l’Australia.
E fu proprio durante una di queste lezioni, un giovedì di primavera, che Poldo la vide. Lei era proprio lì seduta in prima fila, attenta e concentrata a prendere appunti, proprio come uno scolaro modello. Lei si chiamava Amalia, una stupenda cangura di tre anni, occhi dolci e ciglia affusolate, dal pelo lucente e dalle forme proporzionate. Che cangura! Poldo parlava, spiegava, illustrava foto e disegni alla platea, ma nel frattempo non riusciva a distogliere lo sguardo dagli occhi di Amalia, che brillavano sempre di più, come due diamanti africani nel deserto del Kalahari Anche Amalia, che era lì solo per apprendere le tecniche di coltivazione, ad un certo punto non poté fare a meno di sentire su di sé lo sguardo di Poldo, pulito ed intelligente, ma anche dolce e simpatico.
La lezione ebbe fine, ma iniziò così la loro amicizia, che in breve tempo si tramutò in amore, un amore vero, del tipo che fa scalare le montagne, anche ai canguri, magari con alcuni balzi prodigiosi. E Poldo ed Amalia si innamorarono davvero, dando vita ad un rapporto grande e profondo. Amalia naturalmente si stabilì nella fattoria, dove venne costruita un’altra abitazione sufficientemente grande per accoglierli, arredata benissimo con i doni offerti con gioia dai numerosi amici animali. Non due cuori e una capanna, ma sicuramente un grande, enorme, meraviglioso, dolcissimo amore, che arricchì e completò, nel migliore dei modi, la loro vita. Ed in onore di Amalia e Poldo, gli animali ribattezzarono la Fattoria con un nuovo nome.
Anche oggi, se comprate delle mele fragranti ed odorose, le troverete avvolte in un cellophane trasparente dove traspare un etichetta che al volto sorridente di due cangurini abbina una scritta in rosa dove si legge: “prodotto nella fattoria dell’amore”.
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