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Visite istituzionali
Palazzo Civico di Torino
Gentili visitatori, cresce l’interesse da parte dei cittadini e delle scolaresche per il “Palazzo Civico” e per le attività degli organi istituzionali della Città. Per mantenere vivo e stimolare ulteriormente tale interesse, primo passo per un positivo rapporto tra cittadini ed istituzioni, è nostra intenzione intensificare le occasioni di visita per far “toccare con mano” ai cittadini, giovani e adulti, i luoghi nei quali si svolge l’attività politica ed amministrativa della Città, rafforzando l’idea che il Palazzo comunale è la casa di tutti i torinesi.
Con l’augurio che la visita attivi la partecipazione alla vita istituzionale della Città, Vi diamo il benvenuto nel Vostro Palazzo comunale.


Il Presidente del Consiglio comunale

L’offerta
Trenitalia in collaborazione con la Città di Torino, Presidenza del Consiglio comunale, offre agli insegnanti la possibilità di far conoscere agli studenti di tutta Italia il Palazzo Civico, luogo in cui viene svolta l’attività politica ed amministrativa della città torinese, premiando la scelta di tanti insegnanti che nelle scuole inseriscono, nel percorso didattico e soprattutto con una esperienza diretta, l’avvicinamento dei ragazzi alle istituzioni pubbliche. Le attività degli organi istituzionali saranno conosciute e costituiranno un bagaglio che gli studenti di oggi porteranno nel loro ruolo di cittadini di domani, per essere parte di una cittadinanza attiva e partecipe della vita politica e per favorire la costruzione di una sensibilità ai bisogni della collettività.

Percorso espositivo
Nel percorso espositivo sarà possibile visitare il bellissimo Scalone Monumentale, la Sala dei Marmi, la Sala delle Congregazioni, la Sala del Consiglio comunale (la Sala Rossa) e, quando possibile, la Sala del Sindaco. La visita viene guidata da Volontari appositamente formati e permette di acquisire notizie storiche ed architettoniche sul Palazzo nonché notizie sul funzionamento del Consiglio comunale.

Il Palazzo comunale di Torino
Il Palazzo Civico di Torino testimonia, attraverso le sue vicende costruttive, le scelte architettoniche e artistiche e i sontuosi apparati decorativi, la plurisecolare storia politica e amministrativa della città.
Solo nel 1472 il Comune di Torino trova definitivamente sede nell’attuale collocazione; in quell’anno infatti acquista un palazzo di rilevanti dimensioni, appartenuto al mercante Antonio Scrivandi e situato in ottima posizione in zona di mercato.
Nel 1658, su progetto di Francesco Lanfranchi, ingegnere e architetto ducale, si ha una radicale revisione dell’architettura del palazzo comunale. Lo schema architettonico assunto da Lanfranchi nell’adattamento e nella riedificazione delle strutture preesistenti punta l’attenzione su due elementi tipici del palazzo seicentesco: la facciata e la sequenza androne-portico-scalone-loggiato-salone d’onore-cortile d’onore. In questo modo il Palazzo di Città diviene assimilabile ai palazzi nobili privati dell’epoca; l’unico segno distintivo è rappresentato dalla lunga balconata con la serie di statue al piano nobile. Gli interni vengono decorati secondo i dettami barocchi di Emanuele Tesauro, letterato di corte.
Importanti interventi vengono realizzati nel corso del Settecento. In particolare, a partire dal 1756, l’architetto regio Benedetto Alfieri pone mano a un radicale riassetto urbanistico dell’area circostante il Palazzo Civico.
Viene riedificata tutta l’antica Piazza delle Erbe (attuale piazza Palazzo di Città) e nel Palazzo vengono attuati quei lavori di ampliamento che conducono alla struttura e all’immagine attuale.
L’edificio civico, oltre agli uffici comunali, ospita all’epoca numerosi locali dati in affitto a privati: artigiani e commercianti operano nelle loro botteghe al piano terreno e molti di loro abitano ai piani superiori. Con il periodo francese, però, spazi sempre più ampi dell’edificio sono destinati agli uffici comunali e ai funzionari cittadini: lentamente scompaiono gli affittuari.
Nell’Ottocento vengono realizzati gli ultimi significativi interventi nel Palazzo, soprattutto sulle decorazioni, gli arredi e la facciata sulla piazza, secondo i canoni del gusto neoclassico.

Scalone Monumentale
Entrando in Palazzo Civico dal portone principale, sulla destra si apre l'ampio scalone monumentale.
La volta fu rifatta nel 1822 da Lorenzo Lombardi e Benedetto Brunati, mentre la decorazione pittorica, conclusa nel 1824, fu ideata ed eseguita da Pietro Fea e poi successivamente restaurata e trasformata da Luigi Morgari e Giacomo Boasso (1883). L’ultimo restauro è stato effettuato nel 2005.
Essa presenta motivi ornamentali di gusto celebrativo e medaglioni commemorativi di alcuni illustri personaggi piemontesi che parteciparono attivamente alla vita politica della città. Sulla volta trovano posto anche allegorie raffiguranti: le quattro stagioni, il Po e la Dora. La decorazione è interamente realizzata a monocromo, tecnica a chiaroscuro con la quale l'artista intendeva imitare i bassorilievi antichi.
Sulla parete di fronte la prima rampa dello scalone si innalza l'asta finemente decorata della Bandiera d'Onore, offerta dagli Italiani alla città di Torino in occasione del 50° anniversario dello Statuto Albertino.
Eseguita da artisti bolognesi, fu consegnata ufficialmente al Sindaco di Torino il 2 maggio 1898, alla presenza del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia. L'asta, ricoperta di velluto azzurro e interamente decorata con foglie di quercia, ha un puntale in bronzo dorato con l'aquila regia e misura 6,88 metri di lunghezza; la bandiera è in seta ricamata. Il cofano che conteneva la Bandiera d'Onore, realizzato in cuoio e velluto e decorato con steli di garofano, simbolo di amore ardente, è conservato al Museo Nazionale del Risorgimento.

Sala dei Marmi
É uno degli ambienti che meglio ha preservato la decorazione originale neoclassica. Sulle pareti in marmi policromi progettate dall'architetto Ferdinando Bonsignore si possono individuare gli interventi scultorei di Giacomo Spalla: il monumento equestre dedicato a Vittorio Emanuele I, eseguito ad altorilievo, e le decorazioni sulle porte e sulle pareti, con motivi di trofei, ghirlande, corone ed emblemi della città. Sulla parete di sinistra due lastre marmoree riportano il verbale della seduta del Consiglio comunale in cui, per commemorare il ritorno del re, si deliberò la costruzione della chiesa della Gran Madre. Il pavimento a scacchiera, in marmo di Carrara, è anch'esso opera di Giacomo Spalla; il soffitto in legno è opera di Giovanni Battista Spalla.
Si tratta di una sala progettata con intenti simbolici e celebrativi. Vittorio Emanuele I infatti è il sovrano sabaudo che torna in possesso del trono con la Restaurazione del 1815 dopo la rivoluzione francese e l’annessione del Piemonte all’Impero napoleonico. La sala è stata sottoposta a restauro nel 2005.

Sala del Sindaco
La sala del Sindaco appartiene al nucleo seicentesco del palazzo. In essa si svolgevano le adunanze estive del Consiglio. Dopo la costruzione della Sala Rossa nel 1758, divenne il luogo di lavoro del Sindaco.
La sala è anche detta "Stanza del Miracolo" perché tutti i dipinti, gli affreschi e le decorazioni in essa contenuti ricordano la storia del miracolo del Santissimo Sacramento (o Miracolo dell'Ostia) avvenuto a Torino nel 1453.
Al centro del soffitto si può ammirare la tela dal titolo "Il Miracolo dell'Ostia" eseguita dal pittore lorenese Charles Dauphin intorno al 1663. Del medesimo autore sono i tre gruppi di angeli con emblemi nei medaglioni circostanti. Opera del pittore lombardo-luganese Giovanni Paolo Recchi è invece il gruppo di angeli con la croce. Il fregio con le vicende del Miracolo dell'Ostia si può invece riferire alla mano di Giovanni Antonio Recchi e percorre la storia dell’episodio miracoloso, fino alla costruzione della chiesa del Corpus Domini che lo ricorda.

Sala del Consiglio (Sala Rossa)
Nel progetto dell'architetto ducale Lanfranchi per la costruzione dell'edificio comunale, la sala consiliare non era prevista. Venne realizzata sul lato sud dell'edificio un secolo dopo, nel 1758, durante i lavori di riassetto urbanistico dell'area circostante il Palazzo Civico. Tra il 1880 e il 1882 essa subì le ultime modifiche, per renderla accessibile al pubblico. Con l’occasione venne sostituita la tappezzeria e fu decorato il soffitto, dando alla sala l’aspetto che si è conservato fino ai giorni nostri.
Occupata su tre lati dai banchi dei Consiglieri e della Giunta, l’aula è arricchita soprattutto dallo splendido soffitto a cassettoni, di legno dorato e intagliato, al centro del quale campeggia un grande dipinto (cm 518 x 317,5) restaurato nell'anno 2000: “Ego Sapientia habito in consilio” è il motto che compare nel cartiglio srotolato da una cascata di angioletti nel cielo dell’allegoria al centro del soffitto. La fonte è la Bibbia e l’intento simbolico risulta evidente: il dipinto è organizzato come una pala d’altare, la cui ispirazione è frutto del letterato Emanuele Tesauro (1591-1675).
Sulla parete alla sinistra dello scranno del Presidente spiccano due lapidi: una, col profilo scolpito in altorilievo di Camillo Benso di Cavour, a ricordo del posto che egli soleva occupare quale consigliere comunale; l’altra dedicata ai tre consiglieri “caduti per la patria” durante la prima guerra mondiale: il generale Prestinari, il dottor Bono, l’avvocato Reyneri.
Sulla stessa parete si trova il dipinto di Amedeo Augero, eseguito nel 1835-36, che celebra la presentazione del voto della Città alla Consolata, (30 agosto 1835), per la liberazione dal colera. Il quadro fu donato al Comune dall’autore nel 1861.
Sulla parete opposta si trova il ritratto di Gian Francesco Bellezia, Sindaco di Torino durante la peste che imperversò dal 29 settembre 1629 al 29 luglio 1630. Il dipinto, non datato, è attribuito a Bartolomeo Caravoglia, pittore formatosi nella cerchia del Guercino.
La parete minore, verso la piazza, è dominata dall’altissimo pannello intagliato e sormontato dalla corona reale, commissionato nel maggio del 1831 a Pietro Ayres, che raffigura il re Carlo Alberto di Savoia Carignano, ultimo Re di Sardegna, poco dopo il suo avvento al trono. Egli indossa abito e paramenti regali, che riprendono uno stile tipicamente medievale, rielaborato secondo un gusto neogotico, particolarmente caro al re e di moda nella seconda metà dell'Ottocento. Il 4 marzo del 1848, sotto la spinta dei moti rivoluzionari, il re concesse lo Statuto, seguito nell’ottobre dello stesso anno dalla promulgazione della nuova legge municipale che riformava l’organizzazione del Comune. Veniva anche introdotta l’elezione diretta dei consiglieri da parte dei cittadini. Il diritto di voto era fissato sulla base del censo. La sala è stata sottoposta a interventi di restauro conclusi nel giugno 2004.

Sala delle Congregazioni
Fu costruita da Francesco Lanfranchi durante i lavori di rifacimento conclusi nel 1663 e fa quindi parte del corpo originario del palazzo. Era allora sede delle adunanze invernali del Consiglio. In origine al centro del soffitto si trovava il dipinto di Giovanni Andrea Casella ora in Sala Rossa. Al suo posto vediamo oggi un dipinto dal titolo “La Fede e la Virtù vincono l’Eresia”. Agli angoli vi sono quattro dipinti opera di Giovanni Paolo Recchi raffiguranti Virtù: la Concordia, la Verità, la Prudenza e il Segreto.
Alle pareti si possono ancora notare la riproduzione fotografica, in scala naturale, del quadro di Andrea Gastaldi raffigurante Pietro Micca (1858), il cui originale è conservato alla Galleria d’Arte Moderna, e due scene di caccia, dipinte da Francesco Vittori nel 1863. La sala è stata sottoposta a interventi di restauro conclusi nel dicembre 2008.

Stemma di Torino
Il più antico documento conosciuto, in cui appare un emblema della comunità torinese, è il Codice della Catena del 1360 che reca lo stemma costituito da un toro rosso rampante in campo circolare d'argento. Fino a tutto il secolo XVI lo stemma è costituito solo dal toro su targhe di varia foggia. Il toro rampante d'oro vivo in uno scudo ovale di colore azzurro, sormontato della corona comitale e ornato in fuori da due rami di quercia e di alloro, compare dopo il 1619, anno in cui la Città di Torino ebbe dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia la Signoria di Grugliasco. Nel 1849, in seguito alla concessione dello Statuto Albertino, la Città di Torino sostituì la corona comitale con la corona turrita.
Nel 1928 la civica amministrazione ritenne opportuno tornare all'antica foggia araldica. Il Comune deliberò quindi che lo stemma ufficiale della Città fosse costituito da uno "scudo triangolare d'azzurro bordato d'oro, caricato del toro rampante d'oro, cornato d'argento e cimato di corona comitale". Tale stemma venne riconosciuto con decreto del Capo del Governo l'11 agosto 1931.

Come arrivare
Dalla stazione ferroviaria Porta Nuova, prendere il bus 4 o 11 o 12 alla fermata di Via XX Settembre/P.zza Paleocapa, per tre fermate, scendere alla fermata Garibaldi, quindi proseguire a piedi per 250 metri.
Palazzo Civico è raggiungibile anche a piedi (km. 1,5) con una passeggiata di 30 minuti percorrendo via Roma, piazza Castello, via Garibaldi.

Dalla stazione ferroviaria Porta Susa, prendere il bus 56 o il tram 13 alla fermata di piazza XVIII Dicembre, per due fermate, scendere alla fermata Bertola, quindi proseguire a piedi per 480 metri oppure direttamente a piedi lungo via Garibaldi in 20 minuti.

Orari di visita
Le scuole potranno richiedere di visitare il Palazzo tra le ore 9.00 e le ore 12.00 dal lunedì al venerdì e tra le 14.00 e le 16.00 dal martedì al giovedì.

Informazioni e prenotazioni
Presidenza del Consiglio comunale - Ufficio Manifestazioni
Piazza Palazzo di Città 1 - 10122 Torino
Tel. 011.442.2547/4012/3384 Fax 011.442.3277
E-mail: iniziative.istituzionali@comune.torino.it

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