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Sulle orme di...
Sulle orme dell’Oro Rosso
Contatti scuola: IPSCT G. Caboto, via G.B. Ghio 2/4 - 16043 Chiavari (GE)
Prof.sse Fornasari A. o Diliberto P., tel. 0185.322108
Prof.sse Fasano G. o Olivari I., tel. 0185.287062
Mail: istcaboto@libero.it
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Programmi

Visita di un giorno

- Arrivo in treno a S. Margherita Ligure. Trasferimento a Ruta con pullman, incontro con la guida, partenza per San Fruttuoso, passando dalle antenne, Pietre Strette e Base O (possibilità di scegliere in alternativa l’itinerario interno che conduce direttamente a S. Fruttuoso): il percorso consente di godere di un meraviglioso panorama tra monti e mare nella tipica macchia mediterranea del Parco di Portofino. Arrivati a S. Fruttuoso (raggiungibile solo a piedi o in battello). Visita all’Abbazia di San Fruttuoso, proprietà del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano. Pranzo al sacco sulla spiaggia.
- Partenza con battello (nelle acque dall’Area Marina Protetta) per Portofino che si affaccia sulla famosa piazzetta ove sono schierate delle alte e strette case colorate, un tempo appartenute ai pescatori, quindi una passeggiata al Faro, passando dalla Chiesa di S. Giorgio, dal Castello Brown, fino ad arrivare alla punta dove ha sede il faro.
- Rientro in battello a S. Margherita Ligure; ritorno a casa.

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Visita di tre giorni

1° GIORNO

Arrivo in treno a S. Margherita Ligure. Visita al centro storico di S. Margherita, dei giardini a mare e Villa Durazzo, con il suo meraviglioso giardino all’italiana ove si possono ammirare rari esemplari di palme maschio.
Passeggiata sul lungomare fino all’antico monastero benedettino della Cervara. Si prosegue, quindi, per la piccola insenatura di Paraggi dominata da un Castello. Paraggi ha un centro storico dove un tempo lavoravano 36 mulini e vivevano molti pescatori.
In alternativa, su richiesta, si può optare per un’attività di educazione ambientale svolta nell’Area Marina Protetta di Portofino. A bordo di una comoda imbarcazione, con l’ausilio di monitor in contatto diretto con video-operatori subacquei si osserverà, in modo interattivo, con l’aiuto di un biologo marino, i fondali e le meraviglie nascoste.

2° GIORNO

Trasferimento a Ruta con pullman, incontro con la guida ed escursione a S. Fruttuoso. Visita all’Abbazia di San Fruttuoso, proprietà del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano.
Partenza con battello per Portofino, affacciata sulla famosa piazzetta ove sono schierate le alte e strette case colorate, un tempo dimore dei pescatori. Passeggiata al Faro, passando dalla Chiesa di S. Giorgio e dal Castello Brown.
Rientro in battello a S. Margherita.
In alternativa, su richiesta, itinerario Camogli-San Rocco-Punta Chiappa e battello fino a San Fruttuoso.

3° GIORNO

Trasferimento a Camogli per la visita del borgo, un tempo paese dei mille velieri abitato da pescatori e naviganti. Visita al museo marinaro, passeggiata sul lungomare, possibilità di degustazione della famosa focaccia, visita alla chiesa di S. Maria Assunta a picco sul mare.
Trasferimento a Rapallo con treno e con funivia al Santuario di Montallegro per la visita.
Discesa a piedi a Rapallo, visita del centro storico (possibilità di visitate il Museo del Merletto e/o il celebre Museo Gaffoglio), passeggiata a mare, Villa Porticciolo.
Rientro a S. Margherita Ligure e partenza per le proprie destinazioni.

SCHEDA TECNICA

Tipo di scuola: secondo ciclo scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado
Periodo: tutto l’anno
Ricettività: sistemazione Hotel*** in camere multiple a Santa Margherita o zone limitrofe.
Abbigliamento: sportivo con impermeabile, importante usare scarpe da trekking o da ginnastica
Attrezzatura: per escursionismo, materiale per appunti
Interesse didattico: la biodiversità nell’Area Marina Protetta di Portofino e la macchia mediterranea; conoscenza dei tipici borghi liguri nella loro integrazione con il paesaggio circostante; le tradizioni enogastronomiche liguri; le emergenze architettoniche (i borghi, i monasteri)
Guida: ambientale escursionistica abilitata e guida turistica abilitata
Gratuità: 1 ogni 15 paganti
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Aspetti culturali, storici e ambientali

Il Golfo del Tigullio, tratto di costa della Riviera Ligure di Levante, noto per le sue bellezze naturalistiche e per i borghi marinari famosi in tutto il mondo, è un angolo di Paradiso dai mille colori, che si affaccia sul mare ed è cinto da colline argentee di ulivi. Un'oasi naturale dove la mano dell'uomo è intervenuta, ma senza intaccare la ricchezza ambientale di questi luoghi, anzi valorizzandone le risorse, quali il corallo presente nei suoi fondali, l’ ”oro rosso”, divenuto nei secoli prezioso materiale con cui forgiare splendidi gioielli.

L’ambiente

L’area naturale marina protetta del Promontorio di Portofino è stata istituita con il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 26 aprile 1999 e comprende i Comuni di Camogli, Portofino e S. Margherita Ligure. Occupa una superficie totale di 360 ettari ed ha uno sviluppo costiero di circa 15 km. Costituisce il complemento a mare della Riserva del Monte di Portofino, la cui istituzione risale al 1935, come Ente Autonomo Monte di Portofino, trasformato in Parco Naturale Regionale nell’anno 1995. Le acque dell’Area Marina Protetta avvolgono il Promontorio di Portofino e celano ambienti marini di grande bellezza, ricchi di forme viventi. L’area marina protetta di Portofino è anche, da sempre, il regno del corallo rosso, che vive al riparo in anfratti ed è questa meraviglia che abbiamo voluto scegliere come riferimento per il nostro progetto di accoglienza per le scuole, intitolato appunto “Sulle orme dell’oro rosso”.
Lo sperone roccioso del Promontorio, proteso verso il mare aperto e caratterizzato da coste a strapiombo, genera una serie di fondali tra i più tipici del Mediterraneo. La scogliera emersa è caratterizzata dalle tipiche associazioni del Mediterraneo occidentale. La parte più superficiale, normalmente interessata dalla marea, è popolata, superiormente da Rissoella verruculosa, un'alga calcifuga che si sviluppa in primavera-estate e, inferiormente, da Lithophyllum lichenoides, un'alga rossa a tallo calcareo, che dà vita ad ampie fasce calcaree, in particolare lungo la costa meridionale del Promontorio. Nei tratti di costa caratterizzati da apporti d'acqua dolce crescono le alghe verdi Enteromorpha spp. e Ulva spp., specie tipiche di acque ad alte concentrazioni di nutrienti. Nella fascia immediatamente sottostante la zona di marea si sviluppa l'alga bruna Cystoseira stricta, nelle aree a maggior idrodinamismo e Cystoseira compressa, nei punti più riparati. Le praterie di Posidonia oceanica riescono a svilupparsi quasi esclusivamente all'interno delle baie e nei tratti del Promontorio in cui il pendio dei fondali scende meno rapidamente e, comunque, anche in questi casi non raggiunge estensioni notevoli. Le biocenosi che caratterizzano il versante meridionale del Promontorio sono il precoralligeno, con la gorgonia Eunicella singularis, zoantari (Parazoanthus axinellae), madreporari solitari (Leptopsammia pruvoti, Balanophyllia italica) e coloniali (Cladocora caespitosa) ed il coralligeno, rappresentato da diverse specie di gorgonacei (Paramuricea clavata, Eunicella cavolinii e Corallium rubrum). Il coralligeno è una struttura complessa, un ambiente in continua evoluzione, data la presenza di specie di alghe, di madreporari, di briozoi, tutti organismi che producono concrezioni calcaree. Lungo le falesie della costa meridionale del Promontorio di Portofino questi depositi calcarei sono di spessore tale da rappresentare uno dei paesaggi sottomarini più interessanti del Mediterraneo. Altra caratteristica del coralligeno di Portofino è un ricco popolamento di spugne, alcune anche di interesse economico.
Alla base della falesia il fondale è, a Portofino, prevalentemente detritico a causa dell'erosione e del disfacimento della costa rocciosa, arricchito, inoltre, dai resti calcarei del coralligeno sovrastante.

Storia del luogo
Secondo Plinio il Vecchio, il borgo di Portofino fu fondato dall'Impero romano col nome di Portus Delphini, dovuto, forse, per la grande popolazione di questi animali (i delfini) nel Golfo del Tigullio. Il villaggio è citato in un diploma del 986 di Adelaide del Sacro Romano Impero, moglie di Lotario II d'Italia, nella quale veniva ufficializzata la donazione del villaggio alla vicina abbazia benedettina di San Fruttuoso di Capodimonte (ora nel territorio comunale di Camogli).
Nel 1171 il piccolo borgo marinaro fu sottoposto al controllo amministrativo, assieme all'attigua Santa Margherita Ligure, della giurisdizione della Podesteria di Rapallo che inglobò il villaggio nei suoi territori comunali. A partire dal 1229 diverrà parte integrante della Repubblica di Genova, così come l'intero territorio rapallese, divenendo quasi rifugio della marina mercantile genovese grazie al suo porto naturale.
Nel 1409 fu venduto a Firenze dall'imperatore Carlo VI di Francia, scacciato poi da Genova, ma gli stessi fiorentini lo restituirono poco dopo. Durante il XV secolo subì diversi passaggi di amministrazione familiare, dai Fregoso agli Spinola, i Fieschi, gli Adorno e i Doria. Dal 1608 verrà inserito nei territori del Capitaneato di Rapallo.
Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della Repubblica Ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Durante la Seconda Guerra Mondiale nella vicina località detta "Olivetta" furono fucilati, nella notte del 2 e 3 dicembre 1944 venti partigiani dai soldati fascisti, comandati da Siegfried Engel; tale evento è ricordato dagli storici come L'eccidio dell'Olivetta.
Per comprendere la bellezza e l'eccezionalità di Portofino bisogna guardarla dal piazzale della chiesa di San Giorgio che sorge a picco sul promontorio dominando il borgo. Da qui con un colpo d'occhio si dominano il porto e la fila di case colorate con le caratteristiche decorazioni.
Alle spalle del borgo salendo per le stradine ed i sentieri del Monte di Portofino anche là dove la mano dell'uomo non è intervenuta, la disposizione delle piante, della macchia mediterranea, l'andamento mosso del terreno, offrono uno spettacolo di grazia spontanea. Le escursioni sul monte di Portofino sono un'esperienza altrettanto intensa di quella che si può godere a contatto col sole e col mare. Ombre riposanti, improvviso irrompere di luce piena, mediterranea, scorci di cielo azzurro, squarci improvvisi dove, al di là del verde, si stende il blu cobalto del mare, aromi intensi, dolcissimi. Un giardino profumato che la natura ha voluto elargire.
Foto viaggio Artigianato, tradizioni e folclore

L’oro rosso

Non vegetale, anche se ramificato, non minerale anche se pietrificato, ma secrezione calcarea prodotta da colonie di microrganismi e quindi di origine animale, il corallo rosso del Mediterraneo ha sedotto tutti i popoli che ne sono venuti in contatto, creando tra questi un legame particolare formato dalle virtù portentose che nei secoli e tra i popoli, tutti gli hanno attribuito. Gli ornamenti in corallo rinvenuti in alcuni siti archeologici fanno supporre che fosse conosciuto già varie migliaia di anni fa, specialmente come amuleto contro il malocchio, per propiziare la fecondità delle donne e proteggere i bambini dal pericolo.
La pesca e la lavorazione del corallo erano praticate in tutto il Mediterraneo e da qui poi il corallo era esportato in tutto il mondo conosciuto, utilizzando le vie per le quali in senso inverso si importavamo le spezie, la seta, i profumi e le altre merci pregiate. I segreti della lavorazione dell’oro rosso, all’inizio in mano agli ebrei, furono trasferiti da essi alle popolazioni presso le quali si rifugiarono perché spesso costretti alla fuga: ecco spiegata la fortuna dell’attività legata al corallo nel Tigullio, dalla pesca, alle scuole artigiane che lavoravano il corallo sul solco di un’antica tradizione che ha perfezionato due tecniche diverse, quella incisa con cui si creavano cammei e oggetti a tutto tondo, e quella liscia per la produzione di sfere e cabochon.

Enogastronomia e prodotti tipici

La Liguria è l’unica regione italiana ad avere Alpi, Appennini e mare, ed è il solo territorio del nord del Paese a godere del temperato clima del mar Tirreno, traendo beneficio dalla sua vicinanza e dalla protezione al Nord di considerevoli catene montuose.
Questo, insieme alla tradizione commerciale e storica di Genova, ha creato una cucina ed una gastronomia che armonizza i prodotti del bosco, dell’orto e del mare.
Un’armonia tra verde ed azzurro fatta di delicati equilibri tra cui spiccano prodotti d’eccezione quali il dolcissimo olio d’oliva, i gustosi ortaggi ed i vini delicati e profumati.
La cucina ligure è prevalentemente di “magro”, quasi vegetariana, nata dall’esigenza di sfruttare al meglio qualsiasi ingrediente disponibile.
L’ingrediente più conosciuto è il basilico, una piccola piantina dall’altrettanto piccola foglia che, unito ai pinoli, all’olio d’oliva, all’aglio ed al formaggio grana dà vita ad una salsa cruda per pasta: IL PESTO.
La cucina Ligure è anche caratterizzata dai pesci e crostacei da scoglio e dai pesci azzurri come le acciughe, le orate e gli splendidi bianchetti, oppure altri quali come i pesci luna, i saraghi ed i branzini.
Numerose sono le testimonianze di piatti con assonanze mediterranee: si trovano sorprendenti analogie con le gastronomie spagnole, musulmane e sicule.
Tra le particolarità troviamo la farinata, una sorta di sottilissima focaccina di farina di ceci o di grano che viene consumata calda,costituita da pochissimi ingredienti: farina, olio d’oliva, sale ed acqua.
Un capitolo a parte merita la tanto conosciuta ed apprezzata focaccia: è una specialità della cucina ligure, una sorta di pane piatto dello spessore dei alcuni centimetri impastata con olio d’oliva, meglio se extra vergine d’oliva.

Il merletto a tombolo ed il macramè

Il merletto a tombolo è un pizzo fatto a mano che viene realizzato in tutte le parti d'Italia. Con il termine tombolo si indicano sia il merletto in sé che lo strumento usato per realizzarlo. Pizzo delicato e raffinato, viene realizzato con filo di cotone molto sottile, richiede molta abilità, esperienza e pazienza.
Il tombolo (strumento) è un cuscino che solitamente ha forma cilindrica su cui viene fissato, con degli spilli, il foglio con il disegno del merletto. La lavorazione comincia con punti filza che seguono alcune parti del disegno, poi si procede all'intreccio utilizzando come strumenti dei bastoncini detti fuselli attorno ai quali viene arrotolato il filo necessario alla lavorazione. I fuselli usati nelle realizzazioni più complesse possono essere anche un centinaio, mentre per quelle più semplici bastano poche coppie. Con i fuselli le merlettaie eseguono intrecci da tessuto, nodi, legature, che possono andare a coprire anche grandi superfici. Alla fine del lavoro, il pizzo è staccato dai punti di supporto, e può essere fissato a una stoffa o utilizzato così come è, a seconda della sua grandezza. In funzione delle dimensioni del filato, il merletto risulta più o meno pregiato e raffinato.
Conosciuto fin dal XIV secolo, questo tipo di merletto ha avuto un periodo di decadenza, ma ultimamente ci sono state diverse iniziative volte al suo rilancio e alla valorizzazione dei pizzi antichi. Si trovano con facilità i disegni, in riviste specializzate, su manuali, su siti internet.
Il macramé è una lavorazione di origine araba; il suo nome deriva, secondo alcuni, dalla fusione delle parole "mahrana" (frangia) e "rame" (nodo), secondo altri dalla parola "migramah" (frangia per guarnizione). In ogni caso risulta evidente l’indicazione della caratteristica tipica di questa tecnica, che consiste appunto nella creazione di frange ed ornamenti a partire da una serie di fili che vengono intrecciati ed annodati in vario modo.
Il macramé può essere lavorato sui fili verticali che risultano dalla parziale sfilatura di un tessuto, oppure su fili che vengono applicati con l’uncinetto su un tessuto preesistente, o ancora su fili appoggiati a loro volta su un filo orizzontale, detto portanodi, che alla fine della lavorazione viene tolto per poi applicare la frangia così ottenuta al tessuto.
Il lavoro si appoggia ad un supporto rigido, tradizionalmente un cuscino imbottito o un tombolo, dove viene fissato con spilli man mano che procede.
Gli intrecci ed i nodi vengono eseguiti con le dita; non si usa un disegno su cartone o uno schema, ma si lavora liberamente, ispirandosi ai motivi della tradizione o alla propria creatività. In ogni caso, si tratta in genere di motivi geometrici più o meno complessi che terminano con frange, più o meno lunghe.
Solitamente nel nostro Paese si indicano anche con tale nome proprio i pizzi liguri eseguiti a tombolo.
IL PERCORSO TREKKING IN DETTAGLIO

Itinerario a piedi sul monte
Ruta – Portofino Vetta – Gaixella – Pietre Strette – San Fruttuoso

Località di partenza: Ruta quota m. 260 s.l.m.
Località di passaggio: Gaixella quota m. 430 s.l.m.
Pietre Strette quota m. 452 s.l.m.
Località di arrivo: San Fruttuoso quota m. 5 s.l.m.
Tempo di percorrenza: 2,30 h
Segnaletica: presente lungo tutto il percorso
Interesse: xxxx
Difficoltà: xx – xxx (nell’ultimo tratto)

Foto viaggio
Ruta – Portofino Vetta
Il sentiero, gradevole e poco impegnativo, prende avvio presso Ruta, frazione di Camogli, e tra campagna e bosco porta in uno snodo escursionistico di rilevante importanza per raggiungere le principali località del Monte.
Saliti i gradini della rapida mulattiera dedicata a tale Pietro Chiesa, si giunge alla chiesa di San Michele presso la quale sorge l’oratorio della Santissima Annunziata; di fronte si trova la catena montuosa che piega verso Rapallo le cui rocce, così evidenti a causa dell’erosione succedutasi ai numerosi incendi, sono della formazione dei calcari del Monte Antola, alla quale appartengono anche le pietre del sentiero e quelle dei muri a secco che lo costeggiano. Nelle fessure tra le pietre si ferma una quantità sufficiente di terreno tale da far germinare alcune specie caratteristiche, anche se non esclusive, dei muri: l’ombelico di Venere, l’erba ruggine e l’erba rugginina.
Superate le ultime ville si entra nel bosco. Il terreno circostante era un tempo terrazzato, come si può capire dall’andamento gradinato; i muri di sostegno delle fasce però non sono sempre riconoscibili perché da anni non sono stati più soggetti a manutenzione e quindi sono parzialmente franati e ricoperti dall’erba.
In questo tratto di sentiero, poco fuori il confine del parco, si scorgono, mimetizzati sugli alberi, alcuni capanni di caccia ad indicare che la zona, vicina al crinale, è un luogo di passaggio dell’avifauna migratoria.
Il sentiero prosegue nel bosco misto, discretamente luminoso e ricco di specie arboree differenti: castagno, carpino nero, roverella, ormiello, corbezzolo. Il bosco ospita numerosi animali, che di rado si ha il piacere di osservare in attività; con maggiore frequenza, comunque, compaiono il riccio, lo scoiattolo e alcuni piccoli roditori, topi e arvicole, la volpe e la faina. Se questi animali risultano molto elusivi, un maggiore successo si può avere con l’avifauna: muovendosi con cautela, infatti, si possono vedere pettirossi, fringuelli, merli, scriccioli e altri piccoli passeracei.
Al termine del bosco si giunge in un prato invaso dalla felce aquilina, rapidamente propagatasi grazie alle capacità rigenerative dei suoi rizomi sotterranei. La mulattiera conduce più oltre in un ambiente limitato quanto spettacolare, un minuscolo bosco di vecchi lecci secolari che con il loro imponente portamento possono aiutare a capire che cosa fosse la selva oscura, citata da Dante, che ricopriva anche gran parte della Liguria costiera dei suoi tempi. Si giunge infine, tra curiose specie esotiche, nella rinomata panoramica zona di Portofino Vetta, sede di un esclusivissimo e costosissimo albergo sorto all’inizio del Novecento.

Portofino Vetta - Gaixella
Da Portofino Vetta ha origine una rete indescrivibile di piccoli percorsi che collegano le sottostanti località - Doncina Alta e Bassa, Pastinello, Pero Alto e Basso - e luoghi selvaggi come il Salto del Lupo o Terra Rossa, o che riconducono a Santa Margherita e ai suoi soprastanti centri di San Lorenzo e San Lorenzo della Costa.
Ancora pochi metri e, con lo sguardo rivolto alla boscosa parete occidentale del Monte di Portofino e alla sua cima, si giunge alla località Gaixella, non prima di aver ammirato, nelle giornate limpidissime il panorama che abbraccia i due golfi, Paradiso e Tigullio, delimitati dal Promontorio, l’intero arco ligure e, oltre, le Alpi e, bianche e imponenti in ogni stagione, le Apuane.
Sella Gaixella, o Donzina (Doncina) dal nome di un piccolissimo nucleo di case sottostante, è un importante snodo pedonale: da qui ci si può dirigere, con i diversi sentieri bene indicati dalla segnaletica, a San Rocco, Paradiso, Portofino Vetta e Pietre Strette, o ci si può riposare nella piccola area attrezzata.

Gaixella - Pietre Strette
Il nostro itinerario prosegue per Pietre Strette: il sentiero, breve ed agevole, permette di ammirare esemplari di cipresso di Lawson, il verde cupo dei pini marittimi e, tutto intorno, il bosco ceduo di carpino nero e castagno con il caratteristico sottobosco. Qui cambia la tipologia delle rocce: ai calcari del Monte Antola succede il conglomerato di Portofino ed il suolo acquista una vivace colorazione rossastra. Ci si trova nella zona dove le due diverse rocce del Promontorio sono venute a contatto e i movimenti che le hanno trasportate hanno spezzato il conglomerato dando luogo ad innumerevoli fratture. La zona, nota come località Fogliasso, è ombrosa, umida e relativamente fredda; il terreno è ricoperto da edera tra la quale, in primavera, spiccano le fioriture degli anemoni, della scilla e dell’erba trinità. Il tratto terminale dell’itinerario si sviluppa nel castagneto dentro il quale spuntano, all’improvviso, i grossi blocchi di conglomerato, dei veri e propri torrioni affiancati, ai quali Pietre Strette deve il suo nome. Pietre strette è il cuore pedonale del Parco; da qui si possono raggiungere Santa Margherita, Gave, Paraggi, Portofino Mare, Base 0, San Fruttuoso, Toca, monte Tocco e il Semaforo Vecchio oppure riposarsi nell’area attrezzata.

Foto viaggio Pietre Strette – San Fruttuoso
Il sentiero prende avvio nella buia e stretta valle che incide la parte centrale dell’insenatura di San Fruttuoso: l’ambiente è fresco e umido, poco illuminato, ben diverso dal restante versante, riarso dal sole e battuto dai venti meridionali. Il percorso si allontana dal canalone per brevi tratti in cui, abbagliati dall’intensa luminosità, si può essere sorpresi dall’immediata presenza del mare, ritrovando l’aspetto più comune della zona costiera.
Il sentiero svolta e abbandona la vallicola per raggiungere le pendici assolate esposte a sud e impoverite nel passato da ripetuti incendi. Mentre si scende ulteriormente si notano le prime fasce e, tutto intorno, si intuisce che la morfologia del territorio è stata modificata dall’intervento dell’uomo che ha terrazzato i pendii per moderarne le pendenze, altrimenti inadatte alla coltivazione. Là dove giunge l’acqua crescono rigogliosamente vegetali come la canna e numerosi tipi di felce, e trovano un punto di riferimento molti animali come il ramarro, il biacco e numerosi uccelli. Attraversata una piccola lecceta si passa davanti ad alcuni splendidi esemplari di pino domestico e si attraversano oliveti ancora coltivati. Quando si giunge alla cinquecentesca torre dei Doria, costruita a difesa delle incursioni moresche, si è ormai prossimi alle abitazioni di San Fruttuoso, la cui spiaggia si raggiunge facilmente.
Giunti a San Fruttuoso si può attuare una visita guidata all’interno dell’Abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte a cura di esperti del FAI.
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